Quest’anno la Giunta provinciale ha ridotto di 250 euro per fascia i contributi destinati ai pendolari. Questo taglio avviene nonostante i prezzi dei carburanti non siano aumentati, né gli stipendi siano aumentati, e nonostante la situazione per chi ogni giorno si sposta per lavoro rimanga invariabilmente difficile. Perché quindi vengono ridotti i contributi per i pendolari, proprio a discapito di chi non ha alternative?
Nel provvedimento della Giunta provinciale, come motivazione della riduzione viene indicato il “numero crescente di domande presentate”. Invece di aumentare il budget, i contributi sono stati tagliati per “garantire il rispetto dei fondi di bilancio previsti” e per “assicurare la più ampia fruizione possibile”. “Ho l’impressione che per somme milionarie si trovino spesso i fondi senza problemi – ma quando si tratta dei lavoratori e delle lavoratrici, ogni euro viene improvvisamente rigirato tre volte”, osserva Maria Elisabeth Rieder.
Per la consigliera provinciale del Team K ciò solleva diverse domande, che ha rivolto in un’interrogazione scritta all’assessore Alfreider: “Com’è possibile che un aumento delle richieste – quindi un chiaro segnale di un bisogno crescente – non porti a più sostegno, ma a meno? Perché non si aumenta il budget, ma si riduce il contributo per ogni singola persona che fa il pendolare?”
I tagli colpiscono proprio chi è già svantaggiato. La riduzione del contributo interessa infatti persone con lunghi tragitti casa-lavoro, residenti in comuni periferici o a rischio spopolamento, lavoratori con turni o servizi notturni e chi non ha un collegamento adeguato con i mezzi pubblici. “Fare il pendolare non è un lusso, per molti è una necessità”, sottolinea Rieder. “E chi è già strutturalmente svantaggiato viene ulteriormente penalizzato da questa decisione. L’aumento delle domande non è una motivazione valida per effettuare tagli”. “Serve un’analisi trasparente sul perché sempre più persone abbiano diritto al contributo per i pendolari”, conclude la consigliera del Team K.